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Rifugio Micheluzzi, porta della Val Duron (scorri la gallery!)
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In val Duron, terra ladina
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Val Duron, il tratto centrale, ampio e pianeggiante
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Val Duron, il tratto centrale, ampio e pianeggiante
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Denti di Terrarossa
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Denti di Terrarossa
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Sassopiatto da passo Duron
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Odle da passo Duron
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Ai piedi dei Denti di Terrarossa
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Il rifugio Alpe di Tires (chiuso in inverno)
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Salita al rifugio Alpe di Tires
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La valle vista dall'alto
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Trentino

Val Duron

IN BREVE
Partenza: Campitello di Fassa, Strada di Salin, 1500 mslm circa
Arrivo: rifugio Micheluzzi, 1850 mslm, passo Duron, 2209 mslm, o eventualmente rifugio Alpe di Tires, 2440 mslm
Tempo di percorrenza: circa un'ora dai parcheggi più a monte di Campitello fino al rifugio Micheluzzi, un'ulteriore ora per raggiungere la testata della valle, 45' circa per il passo Duron in presenza di una traccia. E' possibile proseguire oltre fino al rifugio Alpe di Tires.
Difficoltà e pericoli: il ghiaccio può essere un'insidia nei tratti più ripidi salendo al rifugio Micheluzzi mentre il finale della ciaspolata verso passo Duron, ed ancora di più verso il rifugio Alpe di Tires, può richiedere buona capacità di valutazione locale del pericolo in condizioni di forte innevamento 
Per i bambini abituati alla montagna, in condizioni normali, l'itinerario può essere indicato fino al fondovalle della val Duron.  Lo stesso dicasi per i più piccoli, trasportati nello zaino: il pianoro attorno ai rifugi Micheluzzi e Lino Branch, ricco di neve fresca, può risultare davvero divertente!


La Val Duron è una delle (non molte) vallate fassane rimaste prive di impianti di risalita: è quasi una valle pensile perchè, dopo aver superato un notevole dislivello tra Campitello ed il rifugio Micheluzzi, si adagia in un lungo pianoro che si distende ai piedi delle pareti dolomitiche che chiudono a nord il gruppo del Catinaccio.
Un tempo la vallata era una frequentata via di passaggio, parte di un percorso che metteva in comunicazione la val d'Isarco con le vallate venete, ed era più utilizzata rispetto alla direttrice che oggi passa per la val Gardena e la val Badia. Numerosi pannelli informativi lungo la traccia raccontano la geologia, la natura e la storia di questo angolo di Dolomiti.

La ciaspolata prende le mosse da Campitello di Fassa, seguendo la stretta strada asfaltata "de Salin" che si inerpica dopo le ultime case del paese all'ombra di imponenti pareti e di un fitto bosco di abeti. E' possibile parcheggiare ben oltre il paese, risparmiandosi una monotona camminata su asfalto.

Il tragitto fino al rifugio Micheluzzi avviene sulla pista forestale (battuta da motoslitte e gatti delle nevi) ed alterna brevi tratti poco faticosi a diversi tratti molto impegnativi dove le pendenze si fanno sentire.
In breve tempo si raggiunge il rifugio, a 1850 mslm, dove lo scenario cambia completamente.
La valle si fa ora ampia e pianeggiante, il torrente da impetuoso e fragoroso si fa placido, il sole illumina l'intera piana, agli abeti si sostituiscono vasti prati. Spuntano, in fondo alla valle, verso ovest, i Denti di Terrarossa, elegante formazione dolomitica che costituirà la "stella polare" della seconda e terza parte di questa ciaspolata.

Si prosegue in piano per un'oretta seguendo le (probabili) tracce di scialpinisti, ciaspolatori e dei mezzi di servizio di due rifugi aperti anche in inverno. Si ignorano le varie deviazioni (indicazioni estive verso i rifugi Sassopiatto ed Antermoia) ed è difficile non fermarsi qua e là per qualche foto o per ammirare l'incanto di un quadretto davvero bucolico!

Raggiunta la testata della valle (guadagnando quasi un centinaio di metri di dislivello in modo quasi impercettibile) è il momento di affrontare un nuovo tratto di salita, riservato a chi conosce i luoghi o a chi è in grado di impegnarsi in un percorso non banale e dove sono richieste buone capacità di valutazione locale del pericolo di valanghe. E, in assenza di traccia, di un buon senso dell'orientamento.

Ci si addentra nel rado boschetto di abeti in direzione ovest-nord-ovest raggiungendo ben presto una radura. Lasciata sulla sinistra una grande malga (malga Docoldaura, a 2046 mslm) si taglia il pendio in direzione nord-est ed una volta aggirato questo dosso si raggiunge un contesto di tozze elevazioni nevose da percorrere senza traccia obbligata (auspicando, però, la presenza di tracce già battute per faticare meno e orientarsi meglio) in direzione ovest.

Intravisti i recinti che segnano il confine tra i pascoli di Castelrotto e quelli di Campitello, tra quelli trentini e quelli altoatesini, si stacca nettamente verso destra raggiungendo il passo Duron (2209 mslm) ed aprendo lo sguardo alle Odle ed alla val Gardena.
Solo ora, volgendo lo sguardo indietro, si apprezza la grandiosità della ciaspolata appena conclusa: Sassopiatto a dominare l'orizzonte verso nord e Marmolada e Gran Vernel a spiccare verso est.

Per arrivare al rifugio Alpe di Tires non resta (tra mille virgolette) che risalire il vallone che si apre dal passo Duron verso sud ovest, prendendo come ideale riferimento i pali della linea telefonica che guidano verso il rifugio. Dopo un tratto a mezza costa si risale con più decisione, ora proprio ai piedi dei Denti di Terrarossa, fino all'ultimo strappo, insidioso in condizioni di neve cedevole, proprio ai piedi del rifugio (chiuso in inverno). All'arrivo, la soddisfazione è massima come l'incanto per l'anfiteatro dolomitico che circonda l'escursionista. Si ripete che questa prosecuzione è esclusivo appannaggio di esperti, in condizioni di oggettiva sicurezza.

La discesa avviene lungo la via di salita con qualche piacevole digressione in neve fresca prima di riportarsi sul fondovalle della val Duron.

Clicca per aprire una mappa Kompass: evidenziati in giallo, da destra verso sinistra: il rifugio Micheluzzi, il passo Duron ed il rifugio Alpe di Tires.

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